mercoledì 9 luglio 2014

Back in time....valle dell'Omo

Giu giu giu verso la valle dell'Omo....sembra di tornare indietro nel tempo, lontano dalla civiltá (per lo meno per come la intendiamo noi!).

Prima tappa al lago Chamo, parte del Nechisar National Park, dove una barchetta traballante ci porta a pochi metri da coccodrilli giganti e ippopotami (lo sapevate che mangiano fino a 400 kg di erba???? Non abbiamo ben capito se al minuto, giorno, settimana o mese :) ma il nostro barcaiolo ce lo ha raccontato come un avvenimento fantastico!!!)

A pranzo, finalmente, riusciamo a far sopravvivere qualche capra in piu' e ci mangiamo un bel (e buon!) Pesce di lago! Piccolo intermezzo culturale, nascere capra in Etiopia e' come nascere pollo in America Latina...le prime parole sono "nooooooooooooo!!!". Diversamente dalle nostre abitudini, qui il piatto tipico/economico/spessounico sono le "tibs", capre piu' meno giovani in umido o arrostite...un po' durette all'inizio, ma poi un vero piatto gourmet! =)

Proseguendo ancor piu a sud, fino a 200 km dal confine con il Kenya, il  paesaggio sembra quello di un film (e' difficile da spiegare, ma e' un incrocio tra le praterie di un film di Sergio Leone e le colline dolci di Siena, con una terra color rosso porpora). Alte montagne si susseguono sullo sfondo e ogni volta che un'immensa pianura color paglia sembra terminare, saliamo su un'impervia collina da dove se ne vede una ancora piu' grande e spettacolare!

E' in questa regione meravigliosa che sono stati trovati i resti piu' antichi dell'Uomo ed e' sempre qui che, ancora seguendo proprie tradizioni millenarie, vivono circa una decina di tribu antichissime.  Proseguendo in macchina, ogni pochi chilometri si scopre una nuovo gruppo etnico con usanze diverse, vestiti e decorazioni uniche. Hammer, Banna, Konso, Ari... sembrano ben integrati nel territorio, in contatto tra loro, periodicamente in cammino verso i villaggi piu vicini per partecipare al mercato settimanale, pur mantenendo vive le proprie tradizioni. Passiamo veloce davanti ai loro villaggi e ci sbracciamo dai finestrini per salutare gli immancabili bimbi che corrono dietro alla macchina con un sorriso a 46 denti, una capra al guinzaglio, un fratellino in braccio, un immancabile bastoncino e qualche urlo nel loro dialetto. Ci rendiamo conto che cosí non capiamo nulla e che vorremmo fare questo viaggio a piedi, camminando con loro per km per chiedere alle ragazzine se non si spacchino la schiena portando sacchi enormi e cataste di legna da far impallidire, alle nonne che dimostrano 90 anni quanti ne abbiano per davvero, perche' portano le perline in questo e quest'altro modo e un milione di altre domande. Perche' non lo facciamo? Ci sono mille ragioni, ma in fondo in fondo perche' ci e' comodo cosi', siamo troppo diversi e nella realta' non resisteremmo un giorno nei loro panni. Ci ripromettiamo pero' di dare un segno fistintivo alla nostra visita di queste tribu': pochissime foto, un po' di tempo dedicato a provare a chiaccherare, qualche risata e banane per i bimbi. Senza dubbio serve piu' a noi che a loro, ma ci piace pensare che cosí siamo un po' piu' veri.

Arriviamo in serata in un villaggio sperduto,e in mattinata partiamo alla volta della tribu' forse piu sperdutia e lontania da tutto (oltee che agguerrita, a detta della guida): i Mursi. Li raggiungiamo dopo moooooooolte curve (la Lella non so come abbia fatto a fare questa strada!), qualche birr pagato per l'igresso alla riserva naturale e un murso caricato in macchina con il suo fedele kalashnikov (per non farsi mancare nulla!!)

Qui si torna davvero indietro nel tempo e le sensazioni di stupore si susseguono continuamente, in positivo ed in negativo. Due cose ci rimangono impresse.

La prima è il classico effetto-turismo...anche nel nulla del nulla dell'Omo Valley, le donne appena ci vedono arrivare si abbigliano a festa, inseriscono i piattelli al labbro e ci dicono "photo 5 birr" - vogliono farsi pagare per essere fotografate e moltissimi turisti sono pronti (non oggi e non con noi per fortuna, siamo compleramenre soli) con pacchetti di birr per immortalare quei visi bellissimi. Noi facciamo capire che non facciamo foto (anche se in reata' cediamo e ne dacciamo una, ad una ragazza splendida), mettiamo via la macchina fotografica, iniziamo ad aggirarci separati per il villaggettobe ad un certo punto per rompere un po' il ghiaccio tiriamo fuori le famigerate banane (calcolate che i Mursi vivono nella savana, dove non crescono alberi, a circa 50 km dal primo villaggio). Allora pian piano tolgono i piattelli, divorano in pochi secondi le banane e iniziano a farci vedere il villaggio, quello che stanno cucinando, gli uomini con i fucili mostrano le loro vacche e le ragazze plasmano braccialetti tipici. La dimensione turistica si attenua un po e, con grande fatica, riusciamo a scambiarci qualche battuta ( e anche qualche risata, loro, che se la spassano quando Andrea nel negoziare per comprare un piccolo oggetto comincia a svuotare le mille tasche dei pantaloni per far vedere cge non ha piu' soldi). Andiamo via con l'impressione di essere entrati per un attimo in un film della preistoria e la domanda che ci gira in testa é "quale futuro c'é per questa tribu? Hollywood o l'estinzione?"

La seconda é la devastazione creata dall'industria. Il territorio dei Mursi, sperduto e fino ad ora sotto il loro totale controllo, é stato devastato negli scorsi mesi dalla costruzione di una strada enorme, rubata alle montagne, che oltre a deturpare il paesaggio, ha causato la migrazione forzata di moltissimi animali (prima nella terra dei mursi non era raro avvistare ghepardi, ekefanti, zebre e perfino leoni). Ora i Mursi, un tempo isolati da tutto e da tutti, sono costretti a veder passare tra i loro villaggi decine e decine di camion diretti al nuovo zuccherificio istallato nel profondo sud del paese....quando si dice esproprio forzato...o quasi!

Concludiamo la giornata con una visita al bellissimomuseo di Jinka e una cena (manco a dirlo...capra). Adesso i pensieri passano veloci, e ci addormentiamo al ritmo delle domande reciproche sulle cose incredibili viste in queste ultime ore.

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